Il fu Mattia Pascal e la legge dell’assunzione: perché fingere non basta
L’abito non fa il monaco, e Pirandello lo dimostrò nel 1904. Creduto morto, Mattia Pascal diventa Adriano Meis: nuovo nome, niente barba, occhiali colorati. Ma dentro resta sempre lui. Ecco cosa insegna il romanzo sulla legge dell’assunzione, e perché fingere non basta.
In breve
Nel Fu Mattia Pascal Pirandello racconta un uomo che, creduto morto, diventa Adriano Meis: nuovo nome, niente barba, occhiali colorati. Ma dentro resta Mattia che si nasconde, e la nuova vita si rivela impossibile.
Nella legge dell’assunzione di Neville Goddard è la differenza tra fingere e assumere: chi finge cambia l’abito, chi assume cambia lo stato. Come Pinocchio, si diventa veri dall’interno.
Tutto il metodo è spiegato in La Legge dell’Assunzione.
Da ricordare
- «L’abito non fa il monaco» è il contrario di «fake it till you make it».
- Mattia Pascal cambia tutto all’esterno e niente all’interno: non può sposarsi, denunciare un furto, firmare.
- Chi finge mantiene in segreto un’assunzione: «non sono davvero così». Ed è quella che diventa realtà.
- Neville Goddard non cambiò nulla fuori e tutto dentro. Il lavoro si fa la sera, nello stato simile al sonno.
- La voce che dice «non sei tu» si gestisce con la dieta mentale.
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In parole semplici
Mattia Pascal voleva una vita nuova, così cambiò nome, faccia e città. Ma dentro di sé sapeva di essere ancora il vecchio Mattia, e alla fine non fu né l’uno né l’altro.
Neville Goddard imparò il contrario: non cambiare l’abito, cambia ciò che credi di essere, e l’abito arriverà da solo. Come lo scultore che vede già il David dentro il marmo.
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Il fu Mattia Pascal
Cambiò nome, barba e occhiali. Non cambiò mai sé stesso.
«L’abito non fa il monaco.» In Italia lo sappiamo tutti: lo diceva la nonna, lo ripetiamo senza pensarci.
In America invece circola da cinquant’anni un consiglio che sembra dire il contrario: fake it till you make it, fingi finché non ce la fai. Comportati da sicuro e diventerai sicuro. Vestiti da vincente e vincerai. Ma più di un secolo fa uno scrittore siciliano aveva già scritto la risposta definitiva a quel consiglio, sotto forma di romanzo. È la storia di un uomo che cambiò l’abito in tutto e per tutto, e che proprio per questo non diventò mai un altro. Se non conosci ancora l’insegnamento di Neville Goddard, comincia dalla legge dell’assunzione.
- Fingere
- Recitare uno stato all’esterno, come sicurezza, ricchezza o felicità, mentre in privato si continua a credere di non essere davvero così.
- Assumere
- Nell’insegnamento di Neville Goddard, accettare uno stato come vero di sé prima di tutto interiormente, in privato e senza riserve, e lasciare che il comportamento segua.
- Stato
- L’identità che occupi. Neville insegnava che gli stati esistono già e che tu ci entri e ne esci.
- L’abito non fa il monaco
- Proverbio di origine latina medievale, cucullus non facit monachum: l’aspetto esteriore non cambia ciò che una persona è.
- Il fu Mattia Pascal
- Romanzo di Luigi Pirandello del 1904, la storia di un uomo creduto morto che si costruisce una nuova identità solo all’esterno.
Chi finge cambia l’abito e continua a credere di essere quello di prima. Chi assume cambia lo stato, e l’abito segue da solo.
I
Capitolo primo
Il bibliotecario di Miragno
Nel 1904 Luigi Pirandello pubblica Il fu Mattia Pascal, prima a puntate sulla Nuova Antologia e poi in volume. Il protagonista è un uomo che non sopporta più la propria vita: un matrimonio infelice con Romilda, una suocera che lo detesta, un impiego in una biblioteca polverosa nel paese immaginario di Miragno.
Mattia non vuole una vita migliore. Vuole un’altra vita. È una differenza sottile, e tutto il romanzo ruota intorno a lei.
II
Capitolo secondo
Dodici giorni a Montecarlo
Un giorno parte, quasi per caso, e finisce a Montecarlo. Alla roulette vince per nove giorni di fila, poi comincia a perdere. Il dodicesimo giorno, dopo aver visto un giovane togliersi la vita nel giardino del casinò, si ferma. Ha in tasca circa ottantaduemila lire.
Adesso ha i mezzi per ricominciare. Gli manca soltanto il permesso.
III
Capitolo terzo
Il morto nella roggia
Il permesso arriva su un giornale, in treno, mentre torna a casa. A Miragno hanno trovato un cadavere nella roggia del mulino, e lo hanno riconosciuto: è lui. Mattia Pascal è morto, suicida per i debiti. Per il paese, per la moglie e per lo Stato, lui non esiste più.
III
Figura III. Un trafiletto letto in treno. Un uomo scopre di essere morto e si sente, per la prima volta, libero.
È il sogno di chiunque abbia mai desiderato ricominciare da zero: nessun passato, nessun debito, nessuno che sappia chi sei. Mattia decide di non tornare. Diventerà un altro.
IV
Capitolo quarto
Adriano Meis
Il nuovo nome lo raccoglie da una conversazione tra due passeggeri, su un treno per Torino: Adriano Meis. Poi lavora sull’abito, con precisione. Si rade la barba. Si lascia crescere i capelli. Porta occhiali colorati per nascondere l’occhio strabico, e più tardi se lo fa perfino operare. Si inventa una biografia, viaggia, e alla fine prende una camera in affitto a Roma, in via Ripetta, nella casa di Anselmo Paleari.
Dall’esterno la trasformazione è perfetta. Nessuno a Roma potrebbe riconoscerlo. È il fake it till you make it portato fino in fondo: nuovo nome, nuova faccia, nuova città, e soldi in tasca.
Adriano Meis cambiò tutto tranne sé stesso. Questo libro parte proprio da lì.
L’insegnamento di Neville Goddard in italiano, con esempi pratici per assumere un nuovo stato.
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Capitolo quinto
L’uomo che non esiste
E qui il romanzo diventa spietato. In casa Paleari Mattia si innamora di Adriana, la figlia del padrone di casa, e lei di lui. Ma Adriano Meis non può sposarla: non ha documenti, non ha un atto di nascita, non esiste. Durante una seduta spiritica in casa gli rubano dodicimila lire, e lui non può nemmeno denunciare il furto, perché la polizia gli chiederebbe chi è.
Mattia credeva di essersi liberato del passato. In realtà si è costruito una prigione più stretta di quella da cui era scappato. E il motivo è sempre lo stesso: Adriano Meis esiste solo fuori. Dentro, a ogni passo, c’è ancora Mattia Pascal che si nasconde, che controlla, che ha paura di essere scoperto.
Neville Goddard lo avrebbe spiegato così. In Out of This World, nel 1949, scrisse la frase su cui si regge tutto il suo insegnamento:
«Questa assunzione, anche se negata dai sensi, se mantenuta con persistenza, diventerà un fatto.»
Neville Goddard · Out of This World, 1949 (traduzione nostra)
Applicala a Mattia. Quale assunzione mantiene con persistenza? Non quella di essere Adriano Meis: quella la recita. Quella che mantiene ogni giorno, in segreto, è un’altra: io non sono davvero lui, io sono Mattia che si nasconde. Ed è quella che diventa realtà. È per questo che chi finge a lungo finisce così spesso con la sindrome dell’impostore.
VI
Capitolo sesto
Ponte Margherita
Alla fine Mattia non regge più. Lascia sul Ponte Margherita, sul Tevere, il cappello, il bastone e un biglietto con il nome di Adriano Meis, perché tutti credano che si sia buttato. Uccide la maschera, e torna a casa.
V
Figura V. Roma, Ponte Margherita. Un cappello, un bastone e un biglietto: Adriano Meis muore come era vissuto, solo all’esterno.
Ma a Miragno è passato troppo tempo. Romilda si è risposata con Pomino, e hanno una bambina. Mattia non reclama nulla. Torna a lavorare in biblioteca, va a visitare la tomba che porta il suo nome, e a chi gli chiede chi sia risponde: sono il fu Mattia Pascal.
VI
Figura VI. Una lapide con il suo nome nel cimitero di Miragno, e un uomo vivo che va a guardarla.
Ha cambiato tutto, e alla fine non è nessuno dei due. Anni dopo Pirandello intitolerà un altro romanzo Uno, nessuno e centomila. Mattia Pascal è già quel nessuno.
VII
Capitolo settimo
Sei alle Barbados
Trent’anni dopo il romanzo di Pirandello, a New York, un giovane ballerino delle Barbados di nome Neville Goddard voleva tornare a casa per Natale e non aveva i soldi del viaggio. Era l’inverno del 1933. Ne parlò al suo maestro, Abdullah, un uomo nero nato in Etiopia e cresciuto nella fede ebraica, come lo descriveva Neville, che da due anni gli insegnava l’ebraico, le Scritture e la Legge. Abdullah gli rispose con una frase sola: sei alle Barbados.
Guarda bene che cosa non gli disse. Non gli disse di cambiare nome, né di comprare una valigia, né di raccontare agli amici che stava partendo. Nessun travestimento, nessuna recita. Neville continuò a camminare per New York con i vestiti di sempre. Cambiò una cosa sola: il luogo in cui si addormentava. Ogni sera si addormentava come un uomo già disteso nella casa di famiglia, sull’isola.
VII
Figura VII. New York, inverno 1933. Fuori non cambia niente. Dentro, quell’uomo si addormenta su un’isola.
Quando Neville tornò a discutere del denaro, Abdullah non volle sentire ragioni e gli chiuse la porta in faccia. Poco dopo arrivò una lettera del fratello con un biglietto per il piroscafo, e Neville partì.
Mattia Pascal cambiò tutto fuori e niente dentro, e finì per non essere nessuno. Neville non cambiò niente fuori e tutto dentro, e arrivò alle Barbados. È tutta qui la differenza tra fingere e assumere.
Congedo
L’abito non fa il monaco
Il proverbio della nonna aveva ragione, e Pirandello lo ha dimostrato con un romanzo intero. Ma la legge dell’assunzione aggiunge la seconda metà della frase: l’abito non fa il monaco, lo stato sì. Cambia lo stato, e l’abito arriverà da solo. È lo stesso segreto di Pinocchio: non si diventa veri cambiando il legno, ma ciò che si è dentro.
Come smettere di essere Adriano Meis
- Non cambiare l’abito. Per una settimana niente recite: non cercare di sembrare, parlare o comportarti come la persona che vuoi essere. Tieni tutto per dentro.
- Scegli un fatto. Una frase al presente, semplice come quella di Abdullah: vivo nella casa nuova, guido io il progetto, sono già alle Barbados.
- Assumilo la sera. Nello stato simile al sonno, entra in una breve scena che accadrebbe solo se il fatto fosse vero, e addormentati lì, finché diventa normale.
- Sorprendi chi si nasconde. Quando la voce interiore dice non sei davvero tu, non discutere e non recitare di più. Rispondi una volta, dal nuovo stato, e vai avanti. È la dieta mentale.
- Lascia che l’esterno segua. Comincerai a comportarti diversamente senza deciderlo. È il segno che il cambiamento è avvenuto nel posto giusto.
Cosa questa storia non vuole dire
- EquivocoChe la legge dell’assunzione sia «fingi finché non ce la fai».In realtàNeville insegnava ad assumere la sensazione del desiderio realizzato. Il comportamento esteriore cambia come conseguenza, non come metodo.
- EquivocoChe basti cambiare vita all’esterno.In realtàMattia cambiò nome, città e faccia, e restò prigioniero dello stesso stato.
- EquivocoChe assumere significhi mentire agli altri.In realtàAbdullah non chiese a Neville di annunciare o recitare nulla. L’assunzione delle Barbados era invisibile.
- EquivocoChe assumere uno stato sia una fuga dal passato, come quella di Mattia.In realtàMattia scappava da chi era. Assumere significa entrare in ciò che sei, e il passato si riscrive con la tecnica della revisione, non con una fuga.
Parabole della Legge
Smetti di cambiare abito. Cambia stato.
La Legge dell’Assunzione spiega in italiano tutto ciò che Mattia Pascal non sapeva: come si assume un nuovo stato, come lo si mantiene quando i sensi lo negano, e perché alla fine diventa un fatto.
Acquista su Amazon.it- Il fu Mattia Pascal
- Romanzo di Luigi Pirandello pubblicato nel 1904: un uomo creduto morto vive sotto falso nome e scopre di non poter esistere né come l’uno né come l’altro.
- Adriano Meis
- Il nome che Mattia Pascal si dà per la sua seconda vita, costruita interamente all’esterno: barba rasata, capelli lunghi, occhiali colorati.
- L’abito non fa il monaco
- Proverbio italiano dal latino cucullus non facit monachum: l’aspetto non cambia la sostanza.
- Uno, nessuno e centomila
- Ultimo romanzo di Pirandello, pubblicato nel 1926, sulle molte identità che gli altri vedono in noi.
- Abdullah
- Il maestro di Neville Goddard a New York dal 1931, che nel 1933 gli disse di essere già alle Barbados e si rifiutò di discutere il come.
- Assunzione
- Nella legge di Neville Goddard, lo stato accettato come vero interiormente e mantenuto finché diventa un fatto.
Il fu Mattia Pascal, fingere e legge dell’assunzione: domande frequenti
Cosa significa «fake it till you make it» in italiano?
Letteralmente significa fingi finché non ce la fai: comportati come se avessi già una qualità o un risultato, finché diventa reale. In Italia l’espressione non ha una traduzione diffusa e si usa quasi sempre in inglese. Il concetto italiano più vicino, ma con il senso opposto, è il proverbio l’abito non fa il monaco.
Cosa significa «l’abito non fa il monaco»?
Significa che l’aspetto esteriore non basta a cambiare ciò che una persona è davvero. Il proverbio deriva dal latino medievale cucullus non facit monachum. Nella legge dell’assunzione è un principio centrale: cambiare l’abito senza cambiare lo stato interiore non produce nulla di stabile.
Di cosa parla Il fu Mattia Pascal?
È il romanzo di Luigi Pirandello pubblicato nel 1904. Mattia Pascal, bibliotecario infelice di Miragno, vince circa ottantaduemila lire alla roulette di Montecarlo e, al ritorno, scopre che un cadavere ritrovato nella roggia del suo paese è stato identificato come lui. Approfitta della sua morte presunta per diventare Adriano Meis, ma la nuova identità si rivela impossibile da vivere.
Perché Mattia Pascal non riesce a diventare Adriano Meis?
Perché Adriano Meis esiste solo all’esterno. Mattia cambia nome, barba e occhiali, ma dentro resta sempre Mattia Pascal che si nasconde. Senza documenti non può sposare Adriana, non può denunciare il furto di dodicimila lire e non può firmare nulla. Letto con Neville Goddard, è un uomo che ha cambiato l’abito senza mai assumere un nuovo stato.
Cos’è la legge dell’assunzione di Neville Goddard?
È l’insegnamento secondo cui ciò che assumi come vero di te stesso, e mantieni con persistenza, diventa un fatto nella tua vita. Non si parte dal comportamento esteriore ma dallo stato interiore: si assume la sensazione del desiderio realizzato e la realtà esterna si riorganizza di conseguenza.
Qual è la differenza tra fingere e assumere uno stato?
Chi finge agisce all’esterno mentre dentro di sé continua a credere di non essere davvero così. Chi assume accetta lo stato come vero prima di tutto dentro di sé, in privato e senza riserve, e il comportamento cambia da solo. Fingere mantiene due persone, l’attore e chi dubita. Assumere ne lascia una sola.
Chi era Abdullah, il maestro di Neville Goddard?
Abdullah fu il maestro di Neville Goddard a New York a partire dal 1931. Neville lo descriveva come un uomo nero nato in Etiopia e cresciuto nella fede ebraica, che gli insegnò l’ebraico, le Scritture e la Legge. Il suo insegnamento più famoso fu una sola frase, detta a Neville che voleva tornare alle Barbados senza soldi: sei alle Barbados.
Come si smette di fingere e si comincia ad assumere?
Smetti di recitare per gli altri e anche per te stesso. Scegli lo stato, costruisci una breve scena che accadrebbe solo se fosse già vero e vivila ogni sera prima di addormentarti, finché diventa normale. Durante il giorno, quando la voce interiore ti dice che non sei davvero così, rispondi dal nuovo stato. Lascia che il comportamento cambi da solo.
Immagini: Luigi Pirandello, 1932; Casinò di Montecarlo, fotocromia (Library of Congress); Pietro Longhi, Il Ridotto. Via Wikimedia Commons.
